Publication : MusicPaper.it
By : Attilio Cantore
Date : 13/04/2026

È un’artista poliedrica, inesauribile, ribelle, dal fascino magnetico e androgino come quello della leggendaria Marlene Dietrich, di cui è l’erede idolatrata e alla quale torna ora a rendere omaggio in occasione del 125 anni dalla nascita. Icona gay che canta l’amore e la fragilità, pensa come un boss e si comporta come una lady, donna libera e coraggiosa dall’etica inossidabile. In quarant’anni di carriera – e con oltre 30 dischi all’attivo – Ute Lemper ha fatto rivivere la magia e l’essenza del cabaret del primo dopoguerra, con interpretazioni personalissime dal gusto raffinato e uno scat singing sensuale, abitando da grande diva anche i mondi del musical, del teatro e del cinema, collezionando premi e nomination ai Grammy.

Il nome della cantante e attrice Ute Lemper – nata a Münster nel 1963, cresciuta nella comunità teatrale di Berlino Ovest prima della caduta del muro, due matrimoni, quattro figli e oggi residente a New York – lo si associa subito a quello delle opere del compositore ebreo Kurt Weill fuggito dalla Germania nazista – e per lei quindi baluardo di lotta infaticabile ai totalitarismi. Lo si associa naturalmente alle canzoni della Dietrich, di Édith Piaf, Jacques Brel, Astor Piazzolla ma anche al cinema d’animazione Disney: ha dato voce al personaggio di Ariel nel doppiaggio tedesco de La sirenetta e di Esmeralda ne Il gobbo di Notre Dame.

E da circa vent’anni si è distinta anche per le sue composizioni originali: nel 2023, per i suoi sessant’anni, esce l’album Time Traveler. Come per la sua vita, anche sul palco il plurilinguismo è di casa: tedesco, inglese, francese, spagnolo si intrecciano nelle esibizioni e trapuntano una sorprendente varietà di incontri artistici, raccontati in un mémoire pubblicato in Italia da Baldini+Castoldi. Come quelli con Tom Waits, Elvis Costello, Nick Cave e ancora con Philip Glass, Michael Nyman e Maurice Béjart, che ha ideato e coreografato un balletto solo per lei, La Mort Subite. Senza dimenticare l’incontro con Roger Waters per il concerto del 21 luglio 1990 in Potsdamer Platz per il primo anniversario della caduta del muro di Berlino.

Ute Lemper torna in concerto il 18, 20 e 24 aprile 2026 in un tour italiano molto atteso che tocca Chiasso (Cinema Teatro), Roma (Auditorium Parco della Musica) e Padova (Teatro Verdi): a ogni tappa, un differente programma imbastito attorno a un progetto specifico, per raccontare le diverse anime di un’interprete tra le più originali della scena internazionale. E sarà in Italia ancora fra giugno e luglio, arrivando a Venezia (Teatro Goldoni), a Pisa (per la rassegna Musica Sotto la Torre) e a Bari (Teatro Petruzzelli).

Lo sguardo di un’artista ribelle che punta a rimanere «imperfetta e umana», con integrità

Signora Lemper, spesso ha dichiarato ai giornali di essere sempre stata una ribelle – e senz’altro lo è. Se, come sosteneva Deleuze, ogni atto artistico è anche un atto politico, lei come porta avanti le sue battaglie e quanto è difficile nella società di oggi farlo? 

«Non credo che ogni atto artistico sia specificamente politico: è piuttosto di natura profondamente personale e intimamente umana. È vero però che ognuno di noi comprende sé stesso attraverso una concezione della vita e degli eventi circostanti, confrontandosi con contraddizioni, significati di senso, desideri, solitudini, lotte, tragedie e ingiustizie. Pertanto, gli elementi dell’arte possono commentare una situazione politica.

In questo momento, le guerre che ci circondano, i movimenti politici di destra, la democrazia in pericolo e un futuro molto instabile – in cui strutture autoritarie e la presenza militare stanno tornando in molti ambiti della vita – fanno sì che l’arte diventi di nuovo quasi pericolosa e sia soggetta per questo alla censura dei governi. La libertà oggi viene sottratta in troppi modi. E come se non bastasse l’arte viene sostituita da processi informatizzati e dall’intelligenza artificiale – e francamente le cose si muovono in maniera troppo rapida perché io riesca a starle al passo.

Dunque, tutto ciò che posso fare in questo momento storico è restare il più possibile imperfetta e umana, mantenendo la mia integrità. Ecco, questo di per sé è già una grande forma di ribellione».

La Marelene Dietrich dei nostri giorni, tra etica e politica

È stata definita la nuova Marlene Dietrich – della quale ricorrono i 125 anni dalla nascita. In che modo oggi, attraverso le sue performance, l’essenza di questa icona del Novecento parla alla contemporaneità?

«Marlene Dietrich era una donna del futuro. Era molto avanti rispetto al suo tempo in termini di emancipazione: una voce femminile che sosteneva l’empowerment e l’intelligenza delle donne, e l’uguaglianza. Lei ha avuto il coraggio di opporsi alla Germania nazista, come espatriata tedesca e soldatessa americana. Ha vissuto la propria vita secondo i suoi sogni, con libertà e integrità.

In arte è stata una donna di successo e visionaria, ma selvaggia e anticonvenzionale nei propri desideri. La fine fu piuttosto tragica: rimase sola per decenni, disperata per l’odio che incontrò in patria, la Germania. È una storia lunga e complessa… So solo che oggi sarebbe indignata nel vedere Donald Trump presidente: lei che aveva cercato di dialogare sia con Mikhail Gorbachev che con Ronald Reagan per porre fine alla Guerra Fredda e alla proliferazione delle armi nucleari».

Come è cambiato in questi anni, nel panorama artistico, il rapporto col femminismo e con il femminismo intersezionale, e quali sono le sfide maggiori da portare sul palcoscenico?

«Penso che la maggior parte degli artisti abbia preso posizione e sia riuscita a realizzare le proprie idee e ad affermare la propria identità, per quanto non convenzionali possano risultare ad alcuni. Credo che faccia parte dell’identità artistica non sottomettersi alle convenzioni o alle tradizioni, ma cercare una personalità indipendente e libera che esprima la propria verità.

Purtroppo, il dio del Commercio sembra ancora più potente della libertà e molti artisti stanno modellando la propria identità secondo le regole del mercato, vendendo così la propria anima per fare denaro. Certo, tutti devono vivere, o per lo meno sopravvivere: la domanda è fino a che punto si è disposti ad arrivare, quali compromessi si accettano e soprattutto che cosa si ha davvero da dire».

Una viaggiatrice del tempo dallo spirito libero

Lei si definisce una time traveler. E in ogni viaggio, si sa, c’è sempre una costante. Qual è l’elemento che in lei è rimasto davvero immutato, nel suo itinerario artistico?

«Sono sempre interessata a esplorare passaggi di fuga, sopravvivenza e la ricerca della verità, così come a trovare il senso poetico in queste storie. Che si tratti di Kurt Weill, Astor Piazzolla, Pablo Neruda, Marlene Dietrich o di me stessa ci sono sempre molti elementi nel mosaico delle storie. Così ogni storia trova un’importanza nel mio cuore: come un filo di poesia e musica che seguo lungo il cammino.

D’altronde, la persona che piange per una perdita profonda – perdita dell’amore, della fede o di una casa – ha la stessa identica voce allora come oggi, in un mondo in continua evoluzione. La storia avrebbe voluto essere una buona insegnante, ma evidentemente non è riuscita a trovare studenti».

C’è un periodo della sua carriera al quale ama tronare più spesso, viaggiando fra ricordi particolarmente cari? 

«Da più di quarant’ani sono diventata una voce che canta la musica della Repubblica di Weimar. Si tratta di un periodo estremamente rivoluzionario, in un’epoca che ha dato agli artisti la possibilità di rompere ogni tradizione e convenzione possibile – e al tempo stesso di aspirare a un mondo nuovo e libero».

I nuovi muri di Berlino…

Da artista tedesca, ha vissuto la caduta del muro di Berlino nel 1989. Oggi, da artista dal respiro internazionale, cosa rappresenta per lei un nuovo muro?

«Gli Stati Uniti sono molto impegnati a costruire muri sotto questa nuova amministrazione: muri per tenere fuori persone e rifugiati, muri per imporre interessi nazionalistici e populisti, muri per affermare un dominio economico e una moralità unidimensionale.

Abbiamo già nuovi muri, nuove “cortine di ferro”. La Russia e gli Stati Uniti stanno ancora combattendo una Guerra Fredda, che si estende anche agli alleati coinvolti su entrambi i fronti. E l’Europa si trova intrappolata nel mezzo».

… e il compito degli artisti oggi

In un momento storico di inafferrabile evoluzione, quale crede sia oggi il compito più importante di un’artista, emergente e non?

«Nel nostro tempo è fondamentale avere una voce molto personale, unica, soprattutto con una storia da raccontare. Ritengo che sia molto importante non conformarsi mai, seguendo il proprio cuore e il proprio istinto».

Ha tradotto in musica le parole di Charles Bukowski, Pablo Neruda e Paulo Coelho. Che cosa cerca in un testo letterario? 

«Cerco una voce, un grido che dal buio si manifesti come una poesia e che sconvolga e seduca al tempo stesso».

Alla ricerca di una voce intima e il nuovo tour in Italia

Da circa vent’anni ha deciso di iniziare a incidere canzoni di sua composizione. Come è arrivata a trovare la propria autentica voce autoriale?

«Ci è voluto tempo e ci sto ancora lavorando. Non mi piace essere teatrale con le mie canzoni e composizioni, preferisco invece un approccio intimo e raccolto. Quando scrivo, mi piace esplorare differenti possibilità musicali. È straordinario partire da un’idea semplice e creare, poco a poco, un intero progetto, riunendo un team di persone meravigliose per realizzarlo e dargli vita in una dimensione plurima».

Intanto, per questo tour italiano, proporrà tre spettacoli diversi: Time TravelerParis Paris e Last Tango in Berlin. Come cambia il suo approccio vocale quando passa dalla chanson francese al pathos e all’improvvisazione del tango di Buenos Aires? 

«Tutti gli spettacoli sono collegati tra loro e racconto viaggi che vanno da Berlino a Buenos Aires, da Berlino a Parigi, oppure il mio stesso percorso da Berlino a New York. A volte le canzoni indossano abiti musicali diversi, ma l’essere umano dentro quegli abiti sono sempre io».

Un’ultima curiosità: se dovesse scegliere un motto per descrivere la sua essenza – di donna e di artista – quale sarebbe?  

«Siate coraggiosi, impegnatevi e portate avanti i vostri sogni: non arrendetevi mai, date più di quanto ricevete e restate concentrati e umili, sempre».

In cover, un ritratto di Ute Lemper © Lucas Allen | Nel testo, l’artista tedesca ritratta da © Jim Rakete e © Lucas Allen