“Come tedesca, nata dopo la Guerra, sposata ad un uomo ebreo, a New York da 20 anni, sono da sempre legata alla storia, terribile, dell’Olocausto. E’ mia responsabilità e dovere etico onorare la cultura del popolo ebreo e stimolare il dialogo su questo orribile passato.” : così la grande cantante ed artista tedesca Ute Lemper spiega le motivazioni che sono alla base di “Songs for Eternity”, spettacolo costruito sulle canzoni scritte nei ghetti e nei campi di concentramento da musicisti ebrei deportati, molti dei quali morirono nelle camere a gas.
Nel mese di gennaio Ute Lemper porterà “Songs for Eternity” a Torino e a Cuneo, nell’ambito delle iniziative del Giorno della Memoria 2019.
Giovedì 31 gennaio, “Songs for Eternity” andrà in scena al Conservatorio Statale “Giuseppe Verdi”, in piazza Bodoni, a Torino, alle 20.30.
Ute Lemper presenterà questo affascinante repertorio, accompagnata da quattro straordinari musicisti: Vana Gierig pianoforte, Daniel Hoffman violino, Gilad Harel clarinetto, Romain Lecuyer contrabbasso.

L’evento è organizzato dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte e dal Polo del ‘900, con il sostegno della Compagnia di San Paolo e della Fondazione CRT, in collaborazione con il Goethe-Institut Turin e con il patrocinio della Città di Torino e della Comunità Ebraica di Torino.

La presenza a Torino dell’artista internazionale ha riscosso un fortissimo interesse fin dall’annuncio.
Per Boeti, “La risposta dei cittadini con il tutto esaurito al Conservatorio in brevissimo tempo è la conferma che l’arte e la musica sono straordinari strumenti per trasmettere valori e ideali. Come Comitato Resistenza e Costituzione siamo orgogliosi di ospitare a Torino Ute Lemper, nei cui spettacoli dimostra come si possa fare memoria arrivando al cuore delle persone. Rimane il rammarico per i cittadini che non riusciremo ad accogliere al Conservatorio, ma ricordo che l’artista sarà presente il giorno seguente al Polo del ‘900”.
Venerdì 1 febbraio, alle ore 11.30, presso il Polo del ‘900, in via del Carmine 14, Ute Lemper incontrerà il pubblico intervistata dal giornalista e critico musicale de La Stampa Sandro Cappelletto.

Sempre venerdì 1 febbraio, “Songs for Eternity” andrà in scena al Teatro Toselli di Cuneo, alle 21 (via Teatro Giovanni Toselli, 9). Il concerto, ad ingresso gratuito, è organizzato dall’Anpi di Cuneo, con il sostegno del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte, della Città di Cuneo, della Fondazione CRC, dell’Associazione partigiana Ignazio Vian e il patrocinio dell’Istituto storico della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Cuneo.
“Il 27 gennaio 2015, a 70 anni dalla liberazione di Auschwitz, sono stata invitata  a cantare canzoni del ghetto ebraico e dei campi di concentramento per commemorare l’Olocausto di Roma – racconta Ute Lemper – ed è in quell’occasione che ho conosciuto Francesco Lotoro, musicista che ha dedicato la sua vita alla ricerca delle canzoni e delle musiche scritte nei campi di concentramento: ne esiste una collezione enorme ed è importante che sia ricordata per l’eternità. È un impegno che ho assunto già nel 1987 quando sono stata protagonista di una grande serie Decca dal titolo “Entartete Musik”, che presentava i compositori ebrei e la loro musica bandita dai nazisti. Con “Songs for Eternity”continuo questa missione. Sono stata catturata da queste canzoni e dalle storie che si celano dietro a ognuna di esse.  Ho studiato così un libro unico nel suo genere, una raccolta di canzoni di Vevel Pasternak del 1948, che raccoglie canzone dei Ghetti e dei campi di concentramento così come il canzoniere di Ilse Weber, pubblicato in Israele negli anni ‘90, dal marito sopravvissuto ad Auschwitz. Entrambe le raccolte mi sono state donate dalla mia amica Orly Beigel che è per metà messicana, metà israeliana ed è figlia di un sopravvissuto all’Olocausto.”

Dichiara Nino Boeti, presidente del Consiglio regionale del Piemonte e consigliere delegato al Comitato Resistenza e Costituzione: “La Shoah costituisce la tragedia più grande del XX secolo, i campi di sterminio sono il pozzo più nero della storia umana. Anche in quei campi è stata composta musica, anche lì sono state cantate canzoni. Classica, canti, canzonette, musica sacra, cabaret, come forma di resistenza, per non arrendersi, per continuare a vivere e sperare. Come ha detto Francesco Lotoro “se questa musica non viene fatta conoscere al mondo, è come se non fosse mai uscita dal lager. E suonarla anche solo una volta significa riscattarla e ottenere quella giustizia che non è stata concessa al compositore”. Abbiamo fortemente voluto commemorare il Giorno della Memoria proponendo il progetto di Ute Lemper, “Songs for Eternity”, quasi a suggello ideale del lavoro svolto dal Comitato Resistenza in questi 5 anni a fianco del Polo del ’900, degli istituti storici della Resistenza, della Comunità ebraica, dell’Anpi, delle associazioni dei deportati. Nella convinzione che attraverso la musica si possa far comprendere ai più giovani cosa è stato lo sterminio nazi-fascista e perché la libertà deve sempre essere difesa”.

Dichiara Sergio Soave, presidente della Fondazione Polo del ‘900: “Ancora una volta abbiamo il piacere di aver contribuito ad un momento importante per la cittadinanza. La prestigiosa presenza di Ute Lemper si inserisce in un ventaglio di eventi dal grande spessore culturale, tessuti fra Enti ed associazioni diverse, con l’obiettivo comune e il dovere civile di ricordare quel che è stato in passato, per evitare che preziose testimonianze vadano perdute”.

Commenta Alessandro Bollo, direttore della Fondazione Polo del ‘900: “Siamo orgogliosi di poter accogliere al Polo del ‘900 Ute Lemper che con “Songs for Eternity” si aggiunge al coro di eventi realizzati per dar voce alle vittime dell’olocausto. Ventotto sono gli eventi realizzati grazie allo straordinario lavoro di tutti gli Enti del Polo. Ventotto momenti diversi di narrazione dei fatti e di riflessione comune fra dibattiti, proiezioni, mostre e letture per bambini, che rispecchiano la varietà di pubblico cui sono rivolti, con particolare attenzione alle scuole e ai giovani”.

“La memoria è una ricchezza collettiva – afferma il presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia –: per questo motivo la Fondazione CRT ha voluto contribuire alla realizzazione di ‘Songs for Eternity’, con l’obiettivo di non dimenticare mai e di avvicinare i giovani all’eredità della Storia attraverso il linguaggio universale della musica. Proprio per trasmettere alle nuove generazioni il dramma della Shoah perché non si ripeta più, da alcuni anni la Fondazione CRT porta la Giornata della Memoria nelle scuole medie e superiori del Piemonte e della Valle d’Aosta, coinvolgendo migliaia di studenti in una lezione-concerto: è attraverso iniziative come queste che si costruisce il percorso di formazione dei cittadini di domani, del loro senso civico, della capacità di essere attori di cambiamento, facendo in modo che il ricordo del passato si trasformi in consapevolezza, coscienza, visione”.

“È un forte e costante impegno del Goethe-Institut Turin creare e sostenere momenti di riflessione su questa tragica porzione di storia”, dichiara Roberta Canu, direttore/institutsleiterin  Goethe-Institute Turin und Genua. “Con tale spirito siamo al fianco del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte e del Polo del ‘900, organizzatori di un concerto che, con la forza di canzoni divise tra profondo dolore e insopprimibile speranza, riuscirà a sollecitare la nostra memoria e a parlare alle nostre coscienze”.

“L’iniziativa del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte, in occasione del Giorno della Memoria 2019, di portare a Torino e a Cuneo, con la straordinaria partecipazione di Ute Lemper, le canzoni scritte nei campi di sterminio va salutata con il più grande apprezzamento”, afferma Dario Disegni, presidente della Comunità Ebraica di Torino. “Anche la musica può contribuire alla trasmissione della memoria, oggi più che mai necessaria in un mondo nel quale tornano a farsi sentire inquietanti i fantasmi dell’intolleranza, del razzismo, dell’antisemitismo e della xenofobia. Quest’anno, accanto ai momenti di riflessione, alle attività nelle scuole, ai concerti e alle rappresentazioni teatrali, Torino ospiterà anche un evento del tutto particolare: la “Run for Mem”, una marcia attraverso i luoghi della persecuzione nazifascista, per ribadire – come ci ha insegnato Primo Levi, di cui ricordiamo nel 2019 il centenario della nascita – che conoscere gli orrori del passato è indispensabile per evitare che possano ritornare anche oggi”.

“L’ANPI della provincia di Cuneo non può esimersi dal prendere parte all’evento organizzato in collaborazione con il Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte, per la sua storia e per il suo trascorso”, spiega Ughetta Biancotto, presidente ANPI Provincia Cuneo. Cuneo e molti comuni della provincia hanno pagato un tributo notevole nella guerra di Liberazione. Ne costituisce una testimonianza il memoriale della Deportazione a Borgo San Dalmazzo, che ricorda i circa 400 Ebrei da lì partiti e deportati ad Auschwitz- Birkenau e mai più ritornati. Altri fuggivano a piedi dalla Francia libera dopo l’8 settembre 1943 da Saint Martin Vésubie; erano uomini, donne e bambini. Forse anche loro sono stati autori dei canti e delle musiche del programma della serata!”.

“Non ci può essere futuro senza memoria del passato”, commenta Giandomenico Genta, presidente Fondazione CRC. “La Shoah ha rappresentato una ferita profonda nella nostra storia: attraverso il sostegno a iniziative come questa la Fondazione CRC intende mantenere viva la memoria del passato, restituendo voce e dignità a chi durante la Seconda Guerra Mondiale è stato privato di tutto, ma non ha perso la speranza e la voglia di far sentire la propria voce. Le canzoni raccolte rappresentano una testimonianza preziosa e un invito a giovani e adulti a fermarsi ad ascoltare, a ricordare le radici su cui si fonda la nostra società e a vivere il presente con maggiore consapevolezza”.

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Photo: Brigitte Dummer
Publication : SIEGESSÄULE (Issue November 2018 )

Published : Oct 28, 2018
by : 
Axel Schock

Zur Benefizgala ”Kunstler gegen AIds” der Berliner Aids-Hilfe am 19. November wird Stargast Ute Lemper aus ihrer Wahlheimat New York anreisen. Gleich zu Beginn ihrer Karriere war die Sängerin un Schauspielerin mit den Auswirkungen der Aids-Epidemie im engsten Kreis konfrontiert. SIEGESSÄULE-Autor Axel Schock traf sie zum Gespräch, um über ihr Engagement in Sachen HIV und Aids, ihre Berliner Zeit und Marlene Dietrich zu reden….

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Published by: Dessau Kurt Weill Festival

Du hast ja erstaunlicherweise schon in sehr jungen Jahren den Weill für Dich entdeckt. Interessanterweise hieß dann Dein erstes Album (1986) ja auch “Ute Lemper singt Kurt Weill”. Was ist das Faszinierende für Dich an den Kompositionen Kurt Weills?

Ja, ich singe Weill schon seit Ende der 70ger Jahre. Ich habe ihn als sehr junger Mensch fuer mich entdeckt und war vor allem von der Frechheit und Deftigkeit seiner Lieder fasziniert. Natuerlich spreche ich hier hauptsaechlich von den Brecht / Weill Liedern. Es gab kein anderes deutsches aufgewecktes , geistreiches, teilweise provozierendes Liedgut in jener Zeit, das so ueberzeugend war. Es entsprach genau meiner Mentalitat als junge Deutsche und gab mir Fleisch , Blut und Hirn zum reinbeissen. Als ich damals in kalten Kriegs Zeiten nach Berlin zog und zwar Mitte der 80ger Jahre habe ich den Weill intensiv studiert, gelernt und auch meine kuenstlerische Identitaet damit gepraegt. Als ich damals am Theater des Westens arbeitete ging ich nach meinen Vorstellungen von Peter Pan mit Freund Juergen Knieper in das Klavierzimmer im Keller um stundenlang Weill zu musizieren. Das expressionistische und auch politisch, philosophische Element in seinen theatralischen Geschichten und Figuren entsprach all meinen Sinnen. Die Lieder waren nicht besonders schwierig zu singen , man musste sie eben fuehlen und denken. Anders als Musical Lieder, die dramatisch und stimmlich oft Druck machten in ihrem Crescendo und Gefuehlswallungen waren die Weill Lieder eben Testamente, Argumente, Gestaendnisse und Angriffe.

Als ich in einem Weill Seminar in Salzburg Ende der 70ger Jahre auch die Lieder aus dem franzoesischen Exil und die amerikanischen Broadway und Filmmusiken hoerte, konnte ich diese Spannbreite kaum glauben und interessiert mich mehr und mehr fuer seine Lebensgeschichte als juedischer Fluechtling und Exil Komponist.

1987 offrierte man mir einen internationalen Vertrag mit Universal. Ich nahm somit die Lieder der juedischen Komponisten auf dessen Werke von den Nazis gebannt und denunziert worden war als “Entartete Musik” .

Damit waren die Berliner Kabarett Komponisten und natuerlich Weills Werk angesprochen. Meine Wiederaufnahmen von 1986 bis 98 begannen eine Wiederbelebung dieses Repertoires weltweit und waren sehr wichtig fuer ein internationales Neuverstaendnis der Weimar Kunst und Musik. An allen Universitaeten der USA wurden diese LPs studiert, die Platte Ute Lemper sings Kurt Weill war 50 Wochen Nummer 1 in den Cross Over Charts in den Staaten. Die Menschen wollten sich wieder mit der deutschen Sprache und Kunst anfreunden , nachdem die Nazis alle Hoffnung irgendetwas Deutsches zu lieben fuer Jahrzehnte zerschlagen hatten.

Stimuliert durch diese Aufnahmen bin ich seit Jahrzehnten in der Situation die Deutsche Geschichte kritisch aufzuarbeiten und den Dialog ueber unsere dunkle und furchtbare Vergangenheit zu pflegen.

Du lebst ja hauptsächlich in New York. Wie wird Kurt Weill dort gesehen? In Europa spricht man ja hauptsächlich von der Dreigroschenoper, Mahagonny, Die Sieben Todsünden und der 2. Sinfonie. Ist es richtig, dass der Fokus auf die Arbeit von Kurt Weill in den USA hauptsächlich auf seiner Broadway-Arbeit liegt?

Der Deutsche Weill, vor allem in Kombination mit Brecht ist in den Staaten stets schwierig verstanden. Wir wissen , dass Brecht als Kommunist hier in den 50 ger Jahren angeklagt und verfolgt war . Obwohl die Drei Groschen Oper hier oefter gespielt wird und ich auch immer wieder die 7 Todsuenden seit 25 Jahren mit den grossen Orchestern singe sind die Brecht Kreationen verlaestert. Vor allen Dingen in roten Staaten der Republikaner haben ihre Probleme mit dem Verstaendnis dieser politisch theatralischen Kunstform. Klar ist der Broadway Weill hier bekannter und geschaetzter, doch ist er mittlerweile auch zu sophisticated um das Rad der Zeit und Gesetzte der Kommerzialitaet zu ueberleben, die hier in den USA das einzige Ticket zum Erfolg sind. Die franzoesischen Kreationen sind hier uebrigens fast unbekannt .

Du bist ja als Künstlerin in extrem unterschiedlichen Genres unterwegs. Beginnen wir mit den Musicals. Um nur einige zu nennen: Cabaret, Chicago, Starlight Express. Ist es der Reiz, bei einem Musical die ganze Bandbreite des Könnens zu zeigen, also Gesang, Schauspiel und Tanz? Gibt es eine Lieblingsrolle in einem Musical für Dich?

Die Musical Epoche ist eigentlich bei mir schon lange abgeschlossen . Starlight Express habe ich nie gespielt .. das war Cats als eines der Webber Musical. Frueher fand ich es prima zu singen , zu tanzen und zu spielen und das Medium Musical schien perfekt fuer mich.. dennoch war ich oft von den relativ oberflaechlichen amerikanisiert stereotypisierten Charaktere und ihren flachen Dialogen enttaeuscht und fand es schwierig so etwas 8 mal in der Woche abzuspulen. Na ja , da fand ich fast Sprech Theater interessanter , Filme faszinierender, die Arbeit mit Pina Bausch und Maurice Bejart erfuellender. Dennoch war die Sally Bowles in Cabaret eine Traumrolle.

Die Bandbreite Deiner musikalischen Arbeit hängt sicherlich auch damit zusammen, dass Du eine “Metropolitin” bist – erfolgreich u.a. in Frankreich, in England, in den USA und selbstverständlich in Deinem Heimatland Deutschland. Deine Interpretationen von Edith Piaf, Jaques Brel, Leo Ferrer haben Dich u.a. in Frankreich berühmt gemacht. Du arbeitest aber auch genauso mit Kompositionen von Astor Piazolla, arbeitest mit populären Jazz-Musikern in den USA oder interpretierst jiddische Folk-Songs. Wie schafft man es, einer solchen gewaltigen musikalischen Bandbreite den ganz persönlichen musikalischen Fingerabdruck aufzudrücken?

Ich erfinde selbst meine Projekte und lebe immer auf der Welle der Inspiration. Ein Projekt entwickelt sich aus dem anderen.. und kommt mir selbst als Ueberraschung in die Seele gedrungen.

Der Triptychon meiner Kompositionen um 3 Dichter war einfach pure Leidenschaft mit absolut keinem kommerziellen Verlangen oder Vorhaben. Es waren marginale aber ueberaus wichtige und erfuellende Projekte. Ich spreche von dem “Bukowski Projekt “, das Avantgarde Jazz Musik und seine verrueckten Texte exploriert , “Forever” , die Liebesgedichte des Pablo Neruda in Musik gesetzt mit meinem besten Freund Marcelo Nisinman (dieses Projekt hat sich direkt aus den Piazolla Tourneen entwickelt und meiner Zusammenarbeit mit Marcelo als Bandoneonist ). Es war einfach ein Herzens Projekt. Und dann kam “the 9 Secrets”wie ein Kapitel meines Lebens mit absoluter Notwendigkeit in mein Herz, ein inspirierender World Music Liederzyklus zu den Texten von Paulo Coelho war die Kroenung meiner Vorstellungskraft von bedeutungsvollen Gedanken in Musik.

Ja , die “Lieder fuer die Ewigkeit” war fuer mich Notwendigkeit als Deutsche zum 70 jaehrigen Kriegsende und dem Gedenken der Liberation der Konzentrations Lager.

Darüber hinaus hast Du auch Deine Liebe zur Literatur in Deine musikalische Arbeit einbezogen, um nur zwei Autoren zu nennen, Paolo Coelho und Charles Buckowski, wahrhaftig zwei sehr unterschiedliche Schriftsteller. Wie setzt man Literatur in Musik um?

Die Kreation ist ebenfalls ganz intuitiv. Es steht der Text mit seiner Stimmung und seinem Fluss , seiner Rhythmik und seiner Seele. Bei Coelho habe ich natuerlich erst die Texte etwas poetisiert mit seiner Zustimmung um sie singbar zu machen. Ich gehe dann ans Klavier und improvisiere mich stundenlang durch Accorde und Melodien bis irgendwann alles landet wie ein Puzzle und sich gut anfuehlt .

Du wirst im Rahmen des Kurt Weill Festes zweimal das Programm “Rendezvous mit Marlene” spielen. Dazu gibt es eine interessante Entstehungsgeschichte aus dem Jahr 1988. Bitte erzähl uns darüber.

Das Marlene Programm schlaeft und gaert schon lange in meinem Herzen und hat in diesem Jahr eine Gestalt gefunden . Angespornt durch 3 Skripte von Theaterstuecken und Filmen , die mir angeboten waren mit der Rolle der Marlene Dietrich , die ich furchtbar platt und stereotypisiert fand. Natuerlich habe ich meine eigene persoenliche Erinnerung an unser 3 stuendiges Gespraech 1988 in Paris aber ebenfalls meine eigene Pezeption und Faszination mit ihrer Legende . Diese Frau war einfach unglaublich. Sie war Weimar Kabarett Star , glamouroese Hollywood Diva und international gefeierte Saengerin. Sie war amerikanische Soldatin im 2. Weltkrieg gewesen, die die Truppen bezaubert hat in Mitten der Misere des Krieges. Dafuer hat sie die LEGION D”HONNEUR von den Franzosen , das Medaillon of VALOR von den Israelis , the MEDAL OF FREEDOM von den Amis und viele andere Auszeichnungen bekommen. Sie war Inspiration fuer viele Generationen von Frauen gewesen mit ihrer freien, unabhaengigen, emanzipierten starken Fraulichkeit die gleichzeitig in maskuliner und androgyner Alluere mit Sexualitaet und stereotypem Geschlechterverstaendnis spielte. Sie traute sich wie ein Boss zu denken, und sich gleichzeitig als Lady Respekt zu verschaffen. Sie war gleichzeitig eine Femme Fatale und ein Manipulator .. und das in Zeiten, als die Frauen klar noch in die Rolle der Unterwerfung gezwungen waren. Sie fuehrte eine offene Ehe und war crazy polygam …. , sie war einfach Generationen voraus in ihrem Lebensstil und Haltungen.

Wir wissen dass sie selbst 15 Jahre nach dem Krieg bis in die 90ger Jahre in Deutschland als Vaterlandsverraeterin verachtet wurde ….

In meinem Telefongespraech mit ihr hat sie mir viele Geheimnisse mitgeteilt und auch ihr Innerstes ausgeschuettet. Sie hat Rilke rezitiert , hat ueber ihren Gesangsstil gesprochen, ihrem Schmerz und ihrer Liebe zu ihrer Heimat, sie hat ueber ihre Tochter Maria gesprochen , die damals schon das furchtbare Buch ueber ihre Mutter geschrieben hatte , es aber noch nicht veroeffentlicht hatte. Sie hat ueber Lieder und Maenner und Paris gesprochen….

All das und viel mehr versuche ich in meinem Rendezvous mit Marlene zu erzaehlen und zu besingen . Ich imitiere nicht Marlene .. ich spreche mit unseren beiden Stimmen … ich verschmelze sozusagen mit ihr … ich spreche und singe durch sie .. mit meiner Stimme und gebe somit meine ganz persoenliche Hommage an sie.

Du bist Mutter von vier Kindern, lebst in New York, bist aber weltweit unterwegs. Wie schaffst Du diese Organisation?

Ja , das ist in der Tat schwierig und war nie einfach . Ich bin ja schon seit 25 Jahren Mutter und habe immer mit dieser Balance zwischen Beruf und Muttersein gekaempft . Beide Dimensionen mussten Abstriche und Opfer machen und erleben. Es hat viele Traenen des Heimwehs nach den Kindern und viele Zweifel an vielen verpassten Jobs gegeben , die das Familienleben zu sehr kompromittiert haetten .

Aber im Nachhinein habe ich beide Dimensionen immer mit Vollblut und voller Liebe gelebt und immer alles in mir gegeben. Natuerlich bin ich auch der Brotverdiener und verantwortlich meinen Kindern alle Opportunitaeten zu ermoeglichen, sodass sie dann selbst ein erfolgreiches und freies geschaetztes Leben kreieren mit vollem Einsatz und Dankbarkeit fuer dieses Privileg. Soweit ist mir das mit den beiden grossen ganz gut gelungen , aber alles liegt jetzt in ihren eigenen Haenden . Die Liebe und Naehe die ich auch jetzt noch Tag taeglich mit meinen Kleinen erfahre ist einfach das schoenste im Leben und jeder Moment ist wertvoll. Mein Leben ist reich durch die Kinder und mein Herz ist voll mit Stolz und Liebe fuer sie. Ich liebe aber auch das Alleinsein, gegebenenfalls die Einsamkeit, denn nur dann kann ich alles reflektieren und interpretieren und neue Gedanken voll spielen lassen. Die Einsamkeit ist wie ein Spielplatz.

Ich habe grosse Empathie fuer die Menschen und ihre Schicksale. Besonders fuer die, denen es nicht ermoeglicht ist ein Leben in Freiheit , Frieden, Wuerde, mit Recht auf Bildung und Meinungsfreiheit zu erfahren.

Somit gehe ich zum Schluss auf Marlene’s Lieblinglied ein. Ein Lied ueber die Sinnlosigkeit des Krieges und den unabwendbaren Kreislauf der Geschichte von Leben, Traeumen, Liebe…. Hass , Verachtung , Nationalismus , Krieg und Tod. ” Sag mir wo die Blumen sind “